Aperti al valore della vita in tutto il mondo
Lunedì, Giu 25 2007 Notizie 21:48
Il sociologo McLuhan, negli anni ’60, disegnando i futuri scenari della comunicazione, inventò la metafora del “villaggio globale”. Non immaginava però che in così breve tempo la storia gli avrebbe dato appieno ragione. Oggi tutto si mondializza, davvero tutto. La sensazione, inutile nasconderselo, è che si viva in una società fatta a compartimenti stagni dove tutto deve rispondere al diktat di certi pubblicitari i quali propongono sempre e comunque “look sorridenti”. Sta di fatto che a dettare le regole del gioco è la cultura del successo, possibilmente partecipando ai quiz e ai concorsi di bellezza, sull’onda dell’emozione per afferrare notorietà e ricchezza. Vengono alla mente le parole di Gesù nel Vangelo di Luca, al capitolo 9: «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà». Parole che suonano dure, ma, ammettiamolo, che riempiono il cuore di pace attraverso le quali Gesù svela il segreto della vita autentica. È più che urgente attualizzare la profezia evangelica considerando che la globalizzazione di cui sopra rappresenta davvero una sfida alle soglie del Terzo Millennio. È per questo che l’educazione alla mondialità deve fare la sua parte. Si tratta in particolare di vincere quel senso d’impotenza che pervade il sentire comune, quasi che le disgrazie collettive – disoccupazione, guerre, fame e pandemie – fossero realtà ineluttabili. A questo riguardo, alla luce soprattutto del Magistero Sociale della Chiesa, la globalizzazione va davvero evangelizzata, nella consapevolezza che uomini e donne, d’ogni razza, lingua e religione, hanno un destino comune. La sfida educativa consiste innanzitutto e soprattutto nel formare nei giovani una coscienza aperta al valore sacrosanto della vita e solidale, consapevole dei processi di interdipendenza economica e di contaminazione culturale in atto, attenta all’impatto ambientale delle scelte economiche e politiche, orientata verso nuovi stili di vita e il perseguimento di una maggiore giustizia a livello mondiale. Dunque un contributo di tipo formativo per far maturare il senso di appartenenza alla cittadinanza mondiale, per una crescita della fraternità universale tra Nord e Sud del mondo, tra le vecchie e le giovani Chiese.
Padre Giulio Albanese, missionario comboniano