Aperti al valore della vita in tutto il mondo  

Il sociologo McLuhan, negli anni ’60, disegnando i futuri scenari della comunicazione, inventò la metafora del “villaggio globale”. Non immaginava però che in così breve tempo la storia gli avrebbe dato appieno ragione. Oggi tutto si mondializza, davvero tutto. La sensazione, inutile nasconderselo, è che si viva in una società fatta a compartimenti stagni dove tutto deve rispondere al diktat di certi pubblicitari i quali propongono sempre e comunque “look sorridenti”. Sta di fatto che a dettare le regole del gioco è la cultura del successo, possibilmente partecipando ai quiz e ai concorsi di bellezza, sull’onda dell’emozione per afferrare notorietà e ricchezza. Vengono alla mente le parole di Gesù nel Vangelo di Luca, al capitolo 9: «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà». Parole che suonano dure, ma, ammettiamolo, che riempiono il cuore di pace attraverso le quali Gesù svela il segreto della vita autentica. È più che urgente attualizzare la profezia evangelica considerando che la globalizzazione di cui sopra rappresenta davvero una sfida alle soglie del Terzo Millennio. È per questo che l’educazione alla mondialità deve fare la sua parte. Si tratta in particolare di vincere quel senso d’impotenza che pervade il sentire comune, quasi che le disgrazie collettive – disoccupazione, guerre, fame e pandemie – fossero realtà ineluttabili. A questo riguardo, alla luce soprattutto del Magistero Sociale della Chiesa, la globalizzazione va davvero evangelizzata, nella consapevolezza che uomini e donne, d’ogni razza, lingua e religione, hanno un destino comune. La sfida educativa consiste innanzitutto e soprattutto nel formare nei giovani una coscienza aperta al valore sacrosanto della vita e solidale, consapevole dei processi di interdipendenza economica e di contaminazione culturale in atto, attenta all’impatto ambientale delle scelte economiche e politiche, orientata verso nuovi stili di vita e il perseguimento di una maggiore giustizia a livello mondiale. Dunque un contributo di tipo formativo per far maturare il senso di appartenenza alla cittadinanza mondiale, per una crescita della fraternità universale tra Nord e Sud del mondo, tra le vecchie e le giovani Chiese.

Padre Giulio Albanese, missionario comboniano

Il Papa ai giovani: da Assisi appuntamento a Loreto  

"Da questa Basilica dedicata a Santa Maria degli Angeli vi do' appuntamento alla Santa Casa di Loreto, ai primi di settembre, per l'Agora' dei giovani italiani". Ai diecimila ragazzi che lo hanno accolto nella piazza davanti la Basilica di Santa Maria degli Angeli, il Papa ha rinnovato l'invito a partecipare al primo grande evento dell'Agora' che si terra' a Loreto l'1 e 2 settembre prossimi.
L'incontro con i giovani è stato l'ultimo momento della visita pastorale di Benedetto XVI ad Assisi, in occasione dell'ottavo centenario della conversione di San Francesco. Prima di convertirsi, ha ricordato, "Francesco era dedito ai giochi e ai canti, girovagava per la città di Assisi giorno e notte con amici del suo stampo, tanto generoso nello spendere da dissipare in pranzi e altre cose tutto quello che poteva avere o guadagnare". "Di quanti ragazzi anche ai nostri giorni - si è chiesto il Papa - non si potrebbe dire qualcosa di simile? Oggi poi c'è la possibilità di andare a divertirsi ben oltre la propria città. Le iniziative di svago durante i week-end raccolgono tanti giovani. Si puo' girovagare anche virtualmente navigando in internet, cercando informazioni o contatti di ogni tipo. Purtroppo, tanti, troppi giovani cercano paesaggi mentali tanto fatui quanto distruttivi nei paradisi artificiali della droga".
Per Ratzinger, "sono molti i ragazzi, e non ragazzi, tentati di seguire da vicino la vita del giovane Francesco, prima della sua conversione". E questo non solo per gli aspetti trasgressivi del suo comportamento: "oggi - ha osservato il Papa - si suol parlare di cura dell'immagine, o di ricerca dell'immagine. Per poter avere un minimo di successo, abbiamo bisogno di accreditarci agli occhi altrui con qualcosa di inedito, di originale. In certa misura, questo può esprimere un innocente desiderio di essere ben accolti. Ma spesso vi si insinua l'orgoglio, la ricerca smodata di noi stessi, l'egoismo e la voglia di sopraffazione".
Eppure, la conversione di San Francesco resta un ideale raggiungibile. "Non abbiate paura, carissimi - ha detto il Papa - di imitare Francesco innanzitutto nella capacita' di tornare a voi stessi. Egli seppe fare silenzio dentro di sé, ponendosi in ascolto della Parola di Dio. Passo dopo passo si lasciò guidare per mano verso l'incontro pieno con Gesù, fino a farne il tesoro e la luce della sua vita". "Faccio ancora una volta mio - ha concluso - l'invito che il mio amato Predecessore, Giovanni Paolo II, amava sempre rivolgere, specialmente ai giovani: 'Aprite le porte a Cristo'.
Apritele come fece Francesco, senza paura, senza calcoli, senza misura".

Il Papa incontra i giovani ad Assisi  

In attesa del grande appuntamento dell’1 e 2 settembre a Loreto, domenica 17 giugno oltre sei mila giovani si stringeranno attorno a Benedetto XVI ad Assisi. Nell’ambito della visita è previsto, infatti, un incontro che rappresenterà per i tantissimi ragazzi umbri e per tutti quelli che arriveranno dalle altre regioni d’Italia un ulteriore passo di avvicinamento al primo evento dell’Agorà dei giovani. Un collegamento ideale tra la città di San Francesco e quella del santuario mariano, un incoraggiamento a camminare sulla via della santità.

Giovani che credono in modo nuovo, da testimoni!  

Sono giovani che non vanno collocati dentro una logica strumentale ai bisogni di una parrocchia, ma che sono provocati a verificare di continuo la qualità della propria esperienza di fede e non l’efficienza nell’assolvimento delle eventuali funzioni. Sono chiamati a farsi carico della non-fede di tanti loro amici: dell’esplicito rifiuto della fede, ma anche della fatica di credere, delle domande che molti rivolgono alla fede e alla vita. Sono giovani che si prendono carico della propria stessa fatica di credere e della rigenerazione della propria fede: ciascuno di loro per primo infatti avete bisogno di una cura nuova per la sua fede, di mettersi davanti al mistero del Signore e al Vangelo in modo nuovo, ritrovando il sapore della fede e delle parole con cui la esprime. In questa prospettiva allora la missione non è qualcosa di più o di diverso da fare; non sono in primo luogo nuove iniziative o nuove strategie, ma un modo nuovo di credere.
Una fede che si comunica è qualitativamente diversa da quella destinata a rimanere nel chiuso della mia vita.
Una fede che si comunica non sopporta compiacimenti narcisistici, ma ha al proprio interno, come tratto costitutivo, l’attenzione all’altro. Una fede che si comunica deve vigilare sul proprio carattere gratuito: “avete ricevuto gratuitamente, date gratuitamente…”. Occorre condividere per gratuità, vigilando sul rischio che la missione si trasformi in quell’esperienza mondana di portare gli altri dalla propria parte, di convincerli per rendere più forte il proprio punto di vista… . Una fede che si comunica si pensa sempre in relazione: all’altro, oltre che a Dio. Dunque una fede che fa i conti con le domande; con i bisogni, con i dubbi… dei nostri fratelli.
Una fede che si comunica conosce la fatica della ricerca di pensieri, di categorie culturali, di parole… adatti a creare la relazione; per rendersi comunicabile, si mette in relazione con le domande; e nel rispondere alle domande, si ridefinisce. Una fede che si comunica cresce con chi la interroga; cresce con chi la condivide; si fa più ricca con chi la pensa; si fa via via più capace di dire il cuore di Dio e un’umanità che si lascia illuminare dal Vangelo. Non annunciamo la fede che abbiamo, ma abbiamo la fede che annunciamo.

Mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina

PAPA A LORETO: CEI, CI SARANNO PIU’ DI 300 MILA GIOVANI  

All'incontro dei giovani italiani con Benedetto XVI a Loreto, previsto per l'1 e il 2 settembre "sono attesi circa trecentomila giovani, di cui almeno centomila, nei giorni cha vanno dal 29 al 31 agosto, saranno accolti in trentadue diocesi dell'Abruzzo, delle Marche, della Romagna e dell'Umbria, per una condivisione pastorale e per incrementare lo scambio e la collaborazione nella pastorale giovanile tra le Chiese particolari". "La tappa di Loreto - conclude la nota - costituisce anche la preparazione, per i giovani italiani, della XXIII Giornata Mondiale della Gioventu', che si terra' a Sydney dal 15 al 20 luglio 2008. E sin da ora il Servizio Nazionale per la pastorale giovanile sta mettendo in campo diverse iniziative sia per coloro che intendono andare in Australia sia per i molti che, pur rimanendo in Italia, vorranno partecipare a tale evento internazionale".

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