Wojtyla attivissimo nonostante la malattia
Giovedì, Set 9 2004 Varie 17:29
(di Gaspare Barbiellini Amidei)
Papa Wojtyla sta rovesciando il tradizionale rapporto fra potere e malattia. Giorni fa, mentre parlava in pubblico, si è dovuto fermare, pareva soffocasse, tanta è la difficoltà a padroneggiare ritmi e movimenti. Negli stessi giorni ha imposto con fermezza la sua linea contro lo scandalo dei preti pedofili americani. Via via che avanza la vecchiaia, il suo pontificato si fa dinamico nelle decisioni e vigile nell’esercizio dell’autorità. Chi si aspettava un lungo interregno o almanaccava su possibili dimissioni è rimasto deluso. Fa mosse al limite della rottura diplomatica. Ha nominato vescovi residenziali in Russia, ignorando il veto della sciovinistica gerarchia ortodossa, e ha lasciato intendere la possibilità di interrompere le relazioni con il Cremlino, davanti a un gesto di ritorsione della polizia di Putin ai danni del clero cattolico. Ha protestato con accorata veemenza contro l’insultante assedio israeliano alla Basilica di Betlemme. Si appresta a ricevere in Vaticano Bush, ma prima ha eliminato la condizione di imbarazzante inferiorità morale nella quale la debolezza dell’episcopato aveva posto la Chiesa d’America. Così presenterà i suoi conti al presidente degli Usa, anziché lasciarseli presentare. Nell’agenda non sono scritte soltanto eutanasia e manipolazione genetica, ci sono anche i diritti umani, la povertà nel mondo, i pericoli del consumismo diffuso in America.
Anche di cose italiane, nonostante il luogo comune che lo vuole più attento al resto del mondo, si occupa Wojtyla. C’è l’arcivescovado di Milano, la diocesi più grande lasciata con i 75 anni da Martini. Ha un suo rito e una sua simbolica primazia. L’ultima parola su chi guiderà la Chiesa ambrosiana è del Papa e lui la sta dicendo. A Milano andarono uomini di grande statura, taluni sono tornati papi, come Montini. L’ipotesi che pare prediletta è per un presule lombardo, sia poi esso uno dei grandi nomi dell’assemblea dei porporati, oppure un più giovane vescovo del ricco serbatoio padano.
La nuova stagione del papato guarda alle generazioni che si avvicendano. L’enfasi contro lo scandalo pedofilo si interseca con la preparazione, intensificata in questi giorni da riunioni in Vaticano, per la giornata mondiale della gioventù a Toronto. Wojtyla andrà in Canada a cercare il popolo che predilige. Vuole arrivarvi dopo aver recuperata intera la fiducia dei giovani verso il clero.
Questa è parte di un piano globale di riconquista della credibilità nell’opinione pubblica, che ha bisogno di Dio ma non si fida molto dei preti. Il Papa è convinto che la crisi del cristianesimo sia connessa all’inadeguata capacità di parte della gente della Chiesa a convincere della coerenza e della modernità del messaggio. Vuole spezzare la “dissonanza cognitiva”, cioè la divaricazione fra predicare bene e razzolare male.
Molti si aspettavano un periodo di rallentato metabolismo del pontificato, tante deleghe e tanta coreografia. Wojtyla ha innestato invece una marcia in più, ponendosi al centro della scena mondiale, anche nella tensione seguita all’11 settembre. L’incontro interreligioso di Assisi è stato un momento di svolta, ha isolato il fanatismo fondamentalista islamico e il razzismo inconscio delle reazioni emotive. Ora viene posta una grande questione morale, riassunta nel concetto che è male tutto ciò che ferisce la persona. Questo vale in economia come nella sessualità, come nel rapporto con i vecchi. Il Papa pare lavori anche a un documento su questo tema. A Toronto andrà un Pontefice malato, ma deciso a durare finché Dio vuole. Porterà parole che sorprenderanno. Sono quarant’anni dal Concilio, convocato da Papa Roncalli. Metà degli italiani hanno rivisto nello sceneggiato televisivo quel Pontefice malato ma attivissimo. I due si assomigliano nell’essenza del compito; adeguare la Chiesa ai tempi, senza attenuarne la verità. L’ultimo Papa Giovanni stupì il mondo, anche Wojtyla continuerà a farlo.