Varie 2002 (di Armando)
Mercoledì, Set 25 2002 Varie 17:32
“Versio Santiago de Compostela”
In Spagna, a Villafranca del Bierzo, c’è un piccolo rifugio per chi a piedi, in bicicletta o a cavallo percorre il cammino medioevale che porta a Santiago. L’anno scorso ha accolto 27.000 pellegrini. Ma non sono tutti quelli che sono passati di lì. Altri hanno sostato pochi metri più avanti, al rifugio municipale. Altri in casa della Señora Olivia che dà da dormire per 5 euro a notte… E poi ci sono quelli che hanno tirato dritto preferendo fermarsi oltre, magari a Pradela, che dista “solo” nove chilometri, per avvantaggiarsi sulla dura salita che porta al Cebreiro, il villaggio a 1600 metri che apre le porte della Galizia.
Centinaia, migliaia di persone in cammino ogni giorno. Settantamila lo scorso anno, di tutte le nazioni, di tutte le età (ho visto gente di 80 anni), di ogni cultura. Di tutte le religioni o di nessuna. Con a volte niente in comune se non l’anacronistica, irragionevole, ostinata volontà di arrivare a Santiago malgrado la fatica, la stanchezza, i disagi. Un popolo unico, un mondo a sé stante. Fatto
di piedi in cammino, di luoghi incantati, di storia, leggende, paesaggi naturali mozzafiato, cattedrali gotiche e piccoli rifugi, alte montagne e pianure sterminate.
Anch’io sono andato a Santiago. Ma non racconterò il mio cammino. Si dice che il cammino non si racconta, si può solo vivere. E’ vero. Si dice che ognuno ha il suo cammino. E’ vero anche questo. Non racconterò dunque il mio cammino, ma cerco di darvi un’idea dei luoghi, del dove e del come. Rifugi, città, sentieri e incontri. E’ la Spagna, terra di cattedrali, monasteri, cavalieri, pastori e re. Mistica e ardente, sfrontata e struggente, sfrenata e lacera, sfarzosa e gloriosa. Incantata.
Sono segni, tracce e atmosfere che con un filo d’argento legano le tappe di un cammino ammaliatore. Un cammino misterioso che, passo dopo passo, diventa irresistibilmente necessario, indipendentemente da come lo si è intrapreso.
PERCHÉ PARTIRE?
E’ difficile rispondere. Per comprendere lo spirito del pellegrino bisogna aver vissuto - giorno dopo giorno - la lunghezza dei tratti di strada, il freddo e il caldo, la sete e la fame, l’accoglienza festosa dei paesi attraversati, lo stupore di fronte a paesaggi naturali e ad opere d’arte costruite dall’uomo la cui bellezza lascia senza fiato.
Perché il Cammino non è una prova sportiva. Camminare sotto il sole e la pioggia, condividere i pasti, lavarsi così così, non sono cose che “ispirano al viaggio” in se stesse. Tuttavia ho deciso di andare a Santiago di Compostela sulle tracce delle folle che hanno percorso il Cammino nei secoli fino alla tomba dell’Apostolo Giacomo, insieme alle migliaia di persone che lo percorrono ai nostri giorni.
Camminare è, anzitutto, fare un’esperienza di semplicità e povertà. Significa accettare di non avere una casa per un po’ di tempo. Significa dover scegliere ciò che è veramente importante. Fare lo zaino è la prima esperienza di rinuncia: 8 chili sulle spalle devono bastare a contenere tutto ciò che serve per un mese. Che ansia prima di partire; che gioia quando si guarda indietro e si scopre di avercela fatta!
La durata del cammino è un fattore importante, dato che ci vuole un po’ di tempo per liberare lo spirito dalle preoccupazioni, dagli appuntamenti e dai progetti che abbiamo lasciato alle spalle. Il tempo del Cammino è un ritorno all’essenziale, alla condivisione fraterna con gente sconosciuta. E’ una
scuola di umiltà e di attenzione: dopo giorni di marcia non si può più portare la maschera, e si ritrova la più autentica dimensione di ciascuno, rivelata agli altri e a se stesso. Questa scoperta è alle volte più difficile dello sforzo fisico.
Sul Cammino non si è mai soli: ci sono i compagni di viaggio che si incontrano sulla via. Come una volta, la “credenziale del pellegrino,” che si riceve alla partenza e che si fa timbrare lungo la via, permette di beneficiare della generosità di tanti hospitaleri che offrono un letto, una doccia, un filo per stendere in cambio di una modesta (e spesso volontaria) offerta. Sera dopo sera, è una gioia scoprire la generosità attenta, l’accoglienza autentica, di chi offre un po’ di vino, un po’ d’acqua, un frutto, un po’ di formaggio.
La strada è necessaria, con i suoi vari paesaggi. L’attraversamento dei Pirenei, la verde Navarra con Pamplona, i vigneti della Rioja, i Monti dell’Oca, la città di Burgos, i campi di grano sterminati della Castiglia, la cattedrale di Leòn, la montagna leonense e lo splendido Cebreiro. In Galizia, ormai a 150 km dalla meta, le tappe sembrano più corte, attraverso foreste di eucalipto e paesi celtici (sembra di essere in Scozia!) prima di arrivare a Santiago. A Compostella non si soggiorna. Il pellegrinaggio non si compie se non nell’accettazione del cammino stesso, in Spagna, e nelle difficoltà e negli impegni della nostra vita quotidiana…